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settembre 2015

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L’Italia rafforza la cooperazione con il Marocco nell’ambito delle Energie Rinnovabili

Comunicato Stampa

Rabat, 16 settembre 2015 – si rafforza la cooperazione Italia – Marocco nell’ambito delle energie rinnovabili, attraverso il progetto Solar Breeder.

In occasione della visita del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi in Marocco e facendo seguito al Memorandum of Understanding firmato tra Kenergia Srl e la SIE (Societé d’Investissment Energetique – la società di Stato che è preposta a promuovere gli investimenti nel settore dell’energia e può partecipare al capitale delle nuove iniziative industriali del settore), si è proceduto alla firma di un accordo impegnativo tra la stessa SIE, Kenergia e la neo costituita Holding Operativa di diritto marocchino “Solar Breeder Morocco Sarl” (SBM).

Come già previsto nella precedente intesa la prima fase degli investimenti previsti dal programma SBM ammonta a circa 20 milioni di euro che, per il 35% saranno coperti dalla stessa SIE. In attesa dell’ingresso della SIE e di altri investitori internazionali, SBM è ancora 100% proprietà di imprese italiane.

Il progetto SBM si inserisce così, concretamente, in un quadro di cooperazione economica ed industriale tra i due paesi come auspicato dai due Ministri (assieme alla Guidi era presente la controparte marocchina, il Ministro dell’Industria, Commercio e Nuove Tecnologie, Moulay Hafid Elalamy) nel corso del seminario promosso dall’Ambasciata Italiana a Rabat e dal Conseil du Development et Solidaritè (CDS-il più prestigioso think-thank marocchino in materia economica).

A nome di tutti i soci ed i partner di SBM, l’ing. Giovanni Simoni, promotore dell’iniziativa, ha dichiarato piena soddisfazione per il riconoscimento del lavoro svolto, che rappresenta un nuovo modello di cooperazione tra le PMI dei due paesi.

*Solar Breeder Morocco S.a.r.l. è una nuova holding di diritto marocchino, il cui obiettivo è di sviluppare e gestire un distretto industriale “green” in Marocco. Il progetto prevede una collaborazione tra PMI italiane e marocchine nel settore del fotovoltaico e dell’efficienza energetica, e creerà € 20 milioni di investimento e 250 posti di lavoro entro il 2020.

** Société d’Investissment Energétique – è una società del Ministero dell’Energia del Marocco, che ha l’obiettivo di promuovere gli investimenti nel settore energetico del Paese. SIE ha la responsabilità dello sviluppo del settore della media tensione, principalmente nei riguardi del fotovoltaico, l’efficienza energetica e l’illuminazione pubblica.

Un nuovo approccio dell’Italia ai mercati esteri

di Giovanni Simoni

Con la rapida crescita dei mercati internazionali delle rinnovabili e con le future prospettive di mercati esteri dell’energia sempre più fortemente interessati al settore, dobbiamo chiederci che ruolo potranno avere le imprese italiane, in particolare le PMI autrici dello sviluppo nazionale degli anni passati.

Lo scenario internazionale sta progressivamente prendendo, in modo definitivo, coscienza della necessità di agire presto per ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti climatici in corso. Anche Stati Uniti e Cina hanno avviato un processo “politico” che non potrà non condurre ad una maggiore restrizione degli impieghi fossili. Ciò si tradurrà necessariamente in un’ulteriore spinta all’impiego delle rinnovabili.

Le grandi agenzie e banche internazionali sono tutte attive nel settore. I loro uffici studi (Bloomberg, Goldman Sachs, HSBC, ecc…) sono ormai concordi nel prevedere che nei prossimi 25 anni saranno circa 8.000 miliardi di dollari gli investimenti che saranno indirizzati alle Fer (soprattutto solare ed eolico).

La grandissima parte di questi investimenti è prevista nei Paesi emergenti sia grandi, sia piccoli.

E il nostro Paese che farà? Come “agganciare” il nostro sistema economico pubblico e privato alla rivoluzione energetica in atto (chiamiamola proprio così) a livello internazionale? Valorizzare il know-how e le tecnologie italiane nel settore può avere importanti effetti (oggi difficilmente valutabili) sull’aumento del Pil nazionale e costituire uno dei settori di sviluppo della nostra economia e delle nostre relazioni internazionali in un settore strategico come quello dell’energia.

E’ vero che abbiamo alcuni “campioni” nazionali che stanno da anni acquisendo importanti commesse in questi mercati (Enel Green Power, Terna, ad esempio), ma ho l’impressione che questo sia del tutto insufficiente per poter “giocare” alla pari con la forte concorrenza europea (in particolare tedesca, spagnola e francese) come “Sistema Paese”. Sono anche convinto che l’Italia abbia invece la possibilità, le capacità e le risorse per partecipare attivamente allo sviluppo in atto a livello internazionale. Ma il “nucleo” delle capacità operative, di progettazione, controllo e gestione dei nuovi impianti energetici risiede in migliaia di piccole e medie imprese che, nella gran parte dei casi, non hanno la forza economica per avventurarsi nei mercati a loro prevalentemente sconosciuti.

Da molte parti si è sostenuto che l’Italia non possiede tecnologie “solari”: un’affermazione errata e “sconfortante”. Si può anche dire che non produciamo celle fotovoltaiche. Esistono, invece, buoni fabbricanti di moduli anche se con capacità produttive molto inferiori alle dimensioni dei grandi player internazionali, ma con ottima qualità del prodotto e in grado anche di diversificare modelli, dimensioni, colori, ecc. Per tutti gli altri componenti fondamentali di?un impianto FV, l’Italia dispone di un sistema produttivo di prim’ordine.

Quello che qui interessa è tutto il “lavoro” sottostante di chi ha realizzato in pochi anni una capacità di generazione elettrica di nuove rinnovabili (sole e vento) che si è così aggiunta all’esistente capacità idroelettrica e geotermica. E’ questo lavoro e capacità di fare e di conoscenze acquisite che può essere (e deve) essere uno dei punti di forza di un’azione combinata di penetrazione nel ricco mercato Fer internazionale.

Ma quello che si è trascurato, anche semplicemente a livello del “Progetto Paese”, è l’esperienza acquisita dalla parte pubblica del settore. Ciò che è avvenuto in Italia, con tutti gli errori e le critiche che si possono fare, ha però avuto un sistema di regole e di controlli realizzato in pochissimo tempo che ha “tenuto” anche nei momenti di massima pressione degli operatori.

Il fatto che nel giro di dieci anni (ed in particolare negli ultimi cinque) sia stato possibile immettere nella rete elettrica non meno di 15 GW di “rinnovabile non programmabile” (FERnp) senza alcun incidente, né interruzione di fornitura agli utenti finali, dimostra una capacità di reazione al nuovo che, a mio avviso, deve, ora, essere di supporto all’azione di sviluppo dei mercati da parte del nostro sistema di imprese specializzate.

Dov’è il “valore” che ha potuto realizzare tutto questo? Come si fa a far in modo che tale “valore”, certamente riconosciuto all’estero almeno a livello di immagine, diventi valore reale per il futuro di tante imprese italiane?

Oltre le aziende, non si è sufficientemente valutato il grande lavoro svolto a livello normativo, esecutivo e di controllo da parte di alcune società pubbliche nazionali. Mi riferisco in particolare al Gse che ha certamente accumulato e raccoglie attorno a sé, nel gruppo di società che controlla, una parte fondamentale del know-how che molti Governi di Paesi emergenti con “politiche di sviluppo delle rinnovabili”, ci invidiano e ci richiedono.

Un know-how accumulato attraverso investimenti di tutti gli utenti che pagano le bollette elettriche e che, di conseguenza, appartiene a tutti.

E’ vero che sulla scena internazionale il Gse ha, fino ad oggi svolto un ruolo di supporto ai ministeri (Mise e ministero Ambiente) per garantire contenuti tecnici su una numerosa serie di questioni a livello di Commissione Ue, di commissioni Onu, di conferenze sul clima, nel quadro dell’organizzazione Irena, ecc…. Ma è anche vero che quando si è mosso a fianco di imprese, lo ha fatto come una naturale conseguenza del proprio operare in patria, ma senza mandato reale, ai limiti del proprio statuto e con la debolezza e precarietà del quadro istituzionale di riferimento.

Si è però potuto dimostrare che una componente pubblica di tal peso ha, potenzialmente, un forte effetto “sistema” per tutti gli attori coinvolti: occorre tuttavia essere chiari sul ruolo e sui possibili compiti che possono essere affidati al Gse. E questo va necessariamente ricercato nel “valore patrimonializzato” da tutto il lavoro svolto dalla società in questi anni.

I Paesi nei quali si stanno sviluppando i nuovi mercati energetici hanno l’assoluta necessità di affrontare, ciascuno nelle proprie condizioni, il grande tema delle regole generali e dei regolamenti tecnici da adottare per garantire accesso alle reti, controlli continui della qualità degli impianti diffusi, soggetti abilitati ad operare, ecc… Tutte le nuove regole di mercati che, fino ad oggi, in quasi tutti i Paesi sono stati e sono fortemente regolamentati. L’avvento delle rinnovabili diffuse e non regolabili, porta con sé, come ben sappiamo, la necessità di innovare anche sul fronte delle leggi e dei regolamenti.

Questo è il settore nel quale il Gse può portare un importante contributo, spesso come nel caso marocchino espressamente richiesto, agli investimenti italiani in quei mercati. Si pensi, solo per fare un esempio, all’iniziativa sul controllo della produzione e della previsione dell’energia elettrica immessa in rete. Si può dire, prelevando il termine da altri importanti settori, che il Gse andrebbe considerato un “giacimento di cultura rinnovabile” da valorizzare nel quadro di accordi bilaterali nel settore energetico, a tutto vantaggio delle relazioni internazionali del nostro Paese, e dell’economie delle nostre imprese all’estero.

Va anche ricordato che il Gse controlla un’importante struttura di ricerca energetica del Paese: l’Rse che detiene conoscenze in settori di grande e attuale interesse tecnologico ed economico che andrebbero anch’esse meglio valorizzate.

E’ quindi l’intero Gse che con nuove modalità (sarà necessario in definitiva una variazione di Statuto) deve diventare non solo “attuatore nazionale”, ma aprirsi, con il sostegno convinto del nostro esecutivo, alla collaborazione diretta con altri enti e Governi a livello internazionale.

Pubblicato su Quotidiano Energia il 3/09/2015