L’Italia alla conquista del fotovoltaico africano
14 lug 2015

L’Italia alla conquista del fotovoltaico africano

14 lug 2015

di Piergiorgio Liberati

Pubblichiamo un articolo sul progetto Solar Breeder Morocco, uscito sulla rivista Elementi n.35 (agosto-novembre 2015)

Creare un distretto industriale alimentato solo con energia fotovoltaica, progettato e coordinato da un pool di aziende italiane. Ed ancora, avviare un laboratorio per favorire la transizione dell’Africa verso un modello energetico basato sulla sostenibilità ambientale, sul mercato e sulla competizione tra tecnologie e imprese.

Tutto questo è Solar Breeder, progetto che ha per teatro il deserto del Marocco, voluto dalla società Kenergia di Giovani Simoni e sostenuto per quanto riguarda la parte istituzionale dal GSE, attraverso l’iniziativa Corrente. Al programma, infatti, partecipa anche RSE, società del gruppo GSE che si occupa di ricerca di sistema, la quale offrirà il suo supporto insieme agli altri partner dell’iniziativa tra cui Brandoni solare, Friem, Moroni&Partner, Saet e Raptech.

Tutti saranno guidati da Giovani Simoni (ex Presidente di AssoSolare confluita poi in AssoRinnovabili) che ha saputo trasformare l’iniziativa in una vera e propria alleanza societaria con la marocchina Société d’Investtissments Energétiques (Sie) che si occuperà di promuovere investimenti per oltre 22 milioni di euro. Tra gli obiettivi di Solar Breeder c’è quello di realizzare moduli fotovoltaici ad alta efficienza per almeno 50 Megawatt, considerando che nei piani del governo di Rabat c’è l’installazione di 2.000 Megawatt fotovoltaici entro il 2019.

Del resto le premesse ci sono tutte. Non solo per l’elevata percentuale di insolazione del Marocco, ma anche per la costante crescita della domanda elettrica che sta aumentando del 6% l’anno (58% negli ultimi 8 anni) spinta dallo sviluppo demografico e soio-economico del Paese.

Attualmente quasi il 70% del mix energetico i Rabat è sbilanciato sul petrolio con un considerevole apporto di carbone (16%). L’obiettivo del progetto Solar Breeder è di ridurre – con il fotovoltaico – il primato delle fonti fossili, in linea con quanto stabilito dal governo marocchino nel 2010, avviando un massiccio piano di sviluppo delle rinnovabili. Un’occasione ghiotta, se pensiamo che oggi il Maroco importa quasi il 90% del proprio fabbisogno energetico.

Ed è qui che Simoni, con la sua Kenergia ha deciso di inserirsi, per poter cogliere tutte le potenzialità di sviluppo del Paese africano. Ad oggi l’Agenzia marocchina per l’energia solare, MASEN, sta predisponendo varie gare internazionali per attrarre investimenti, per un totale di 1.500 MW messi a bando, dei quali 270 da realizzarsi entro il 2016. E proprio per questi impianti l’Agenzia di Rabat aveva imposto il 6 aprile 2015 il termine ultimo per la pre-qualifica alla gara: ebbene, Kenergia è riuscita a far superare la pre-qualifica alla Solar Breeder Morocco (SBM), holding operativa del progetto voluto da Giovanni Simoni. Un primo passo che dovrà condurre, nelle stime prudenziali fate da Kenergia, la Solar Breeder a coprire l’8% del mercato marocchino del fotovoltaico.

Simoni: “Investimento di 20 milioni in tre anni”

Intervista a Giovanni Simoni

di Fabrizio Tomada

 

E: Com’è nata l’idea del Solar Breeder?

GS: È stata una reazione spontanea dopo aver vissuto le varie fasi dello sviluppo del fotovoltaico in Italia, che ha portato prima al record mondiale di installazioni annuali e poi al rapido crollo del mercato interno e ad enormi difficoltà per tante imprese del settore. Abbiamo, quindi, unito due necessità: far fruttare la grande esperienza italiana cercando nuovi mercati e sfatare al contempo la credenza che il fotovoltaico italiano “non esisteva”.

E: E in cosa consiste il progetto?

GS: Con il Solar Breeder vogliamo creare un distretto industriale “aperto” in un Paese estero. Sono presenti tutte le fasi della creazione del valore della filiera del fotovoltaico, per la progettazione e la realizzazione chiavi in mano di impianti fotovoltaici di qualunque dimensione. Abbiamo selezionato imprese italiane per produrre stabilmente in Marocco. Operando nella stessa area e usufruendo di numerosi servizi comuni, i costi sono ridotti al minimo. Ciò da un lato permette l’ingresso in mercati esteri anche alle piccole imprese; dall’altro valorizza la componente di “lavoro locale”, che sarà determinante per le gare internazionali.

E: Perché proprio in Marocco?

GS: In Marocco troviamo le condizioni adatte per un investimento di lungo termine. Ecco la prima che – a prima vista – sembra negativa: non ci sono incentivi alla produzione di kWh. Il mercato generato dalle prossime gare pubbliche e quello privato si fondano su “condizioni reali”, effetto di una serie di fattori: radiazione solare, temperature non eccessive e costi contenuti delle tecnologie. Il Marocco, poi, è un Paese in forte crescita (il PIL al 5% nel 2015) e la domanda di energia elettrica aumenta del 7%.

E: Qual è l’ammontare complessivo degli investimenti che il Solar Breeder ha iniziato a fare?

GS: Siamo nell’ordine dei 20 milioni di euro in circa tre anni, comprendenti le attività produttive, gli edifici, l’impianto fotovoltaico, il sistema di accumulo e tutti i servizi. Il distretto sorgerà su un terreno di 20 ettari. Abbiamo scelto un’area poco nota: la città di Ben Guerir, dove si trovano un Politecnico e il centro di Ricerche Solari IRESEN. Grazie al sostegno di OCP, la maggior azienda del Paese, sta sorgendo una Green City: Ben Guerir sta divenendo un esempio di sostenibilità non solo per il Marocco, ma per l’intera Africa.

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