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La “Green Water for Africa” a sostegno dello sviluppo agricolo marocchino

Comunicato Stampa

Kenergia in Marocco per irrigare campi tramite il solare
Casablanca, 9 Giugno 2016

Nella mattinata di ieri 8 Giugno 2016 i rappresentanti del gruppo Kenergia hanno firmato a Casablanca un complesso accordo con il Presidente della Federazione Marocchina delle Associazioni Professionisti dell’Irrigazione (FMAPI) per la costituzione di una nuova società dedicata all’utilizzo dell’energia solare a sostegno dello sviluppo della produzione agricola marocchina.      
La partnership unirà la pluriennale e diversificata esperienza del gruppo Kenergia nel solare con la quotidiana presenza sul mercato del maggior gruppo di professionisti del settore agricolo con lo scopo di ridurre i costi energetici e dell’acqua per lo sviluppo agricolo.               
La nuova Società che prenderà il nome di “Green Water for Africa – GWA” sarà posseduta per il 25% da Kenergia Morocco s.a.r.l., per il 25% da Solar Breeder Morocco s.a.r.l. e per il restante 50% da Salah Mortaqi in rappresentanza del settore agricolo locale.  

La nuova società rifletterà in primo luogo il mercato attuale del pompaggio solare marocchino offrendo soluzioni complete “chiavi in mano” comprese di analisi e trattamento d’acqua, sistema di irrigazione, sistema di monitoraggio da remoto e assistenza post vendita, al miglior rapporto qualità prezzo.

In parallelo saranno portati avanti investimenti in un quadro strategico più ampio e di area vasta volti alla valorizzazione di terreni marginali ed incolti situati al di sopra di importanti falde acquifere messi a disposizione dell’imprenditoria agricola locale ed internazionale. Nuovi terreni produttivi dotati, laddove fosse ritenuto utile, di impianti di conservazione dei prodotti, settore quest’ultimo, nel quale l’Italia è all’avanguardia nel mondo.    
L’intervento della GWA avrà un contenuto programmatico in linea con il “Plan Vert” marocchino la cui strategia trasversale di sviluppo del settore agricolo sostiene l’aumento della produzione, della produttività e della valorizzazione dei prodotti. 

“Ho molta fiducia – ha dichiarato l’ing. Giovanni Simoni Presidente di Kenergia – che il vero mercato del solare sia oggi quello indirizzato alla soluzione di problemi dei diversi comparti produttivi. Quello agricolo, in Marocco è ancora, contrariamente alla situazione Italiana ed Europea, il maggior settore dell’economia del Paese. Il solare è particolarmente adatto ed i primi dati in nostro possesso ci confermano le analisi dello scorso anno: con il solare si possono irrigare i campi con un costo di circa un terzo rispetto a quelli sostenuti oggi. Ma in molti casi, l’applicazione del fotovoltaico all’intero ciclo produttivo agricolo è l’unica soluzione possibile sia in termini tecnici sia per gli aspetti economici.”

“La nostra partnership – ha continuato Simoni– entra nel mercato con i massimi conoscitori della struttura e delle regole in un settore che, tradizionalmente in tutto il mondo è quello che più rappresenta le radici profonde di un paese”.

Kenergia:
Gruppo Kenergia fondato nel 2006 dall’Ing. Giovanni Simoni e come società di ingegneria specializzata nel settore del fotovoltaico. Inizialmente Kenergia si focalizza nella consulenza, progettazione e innovazione tecnologica, operando in qualità di owner engineer e di technical advisor per investitori e banche. Questo know-how ha permesso alla Società di sviluppare un sistema proprietario di controllo e monitoraggio degli impianti, avviando nel contempo attività di gestione e manutenzione. Oggi Kenergia continua ad essere un’eccellenza nel campo dell’ingegneria, della ricerca e dell’innovazione nel settore fotovoltaico.

Solar Breeder:
Solar Breeder Morocco S.a.r.l. è una nuova holding di diritto marocchino, il cui obiettivo è sviluppare e gestire un distretto industriale “green” in Marocco. Il progetto prevede una collaborazione tra PMI italiane e marocchine nel settore del fotovoltaico e dell’efficienza energetica, e creerà € 20 milioni di investimento e 250 posti di lavoro entro il 2020.

Decretati i vincitori del Concorso di Idee “Italian Green District”

Comunicato Stampa
11/05/2016 

Concluso il Concorso di Idee per la realizzazione
dell’Italian Green District in Morocco

Con la riunione finale del 9 maggio si è concluso il lavoro della Giuria del Concorso di Idee dedicato a giovani architetti italiani per la creazione di nuovo distretto industriale di imprese italiane in Marocco. L’IGD (l’Italiani Green District) fa parte del programma di investimento previsto dal progetto “Solar Breeder” ideato e gestito da Kenergia Srl e che prevede l’insediamento della filiera del solare fotovoltaico nazionale in un unico sito alimentato dalle stesse tecnologie che verranno prodotte in loco.

La Giuria molto qualificata costituita da l’ing. Gianni Silvestrini, ing. Gerardo Montanino, ing. Mauro Moroni, ing. Giovanni Simoni, Dott. Gilberto Gabrielli e l’arch. Sandra Simoni, ha selezionato tre proposte tra le tante ricevute.

“Abbiamo voluto, nel lanciare questo concorso di idee -ha dichiarato Giovanni Simoni Presidente di Kenergia- sollecitare la creatività dei giovani professionisti italiani nel suggerirci soluzioni adeguate alla complessità del progetto che dovrà integrare paesaggio locale con l’immagine del nostro Paese in un quadro di massima attenzione alla riduzione dei consumi energetici, alla produzione di energia solare in un contesto costruito e ad un’attenzione all’utilizzo di una risorsa preziosa come l’acqua. Oltre ai tre vincitori, abbiamo pensato di offrire a tutti coloro che hanno preso parte al concorso il libro di Gianni Silvestrini 2°C per condividere i motivi profondi dell’esistenza della nostra iniziativa”.

Cinque i principali criteri adottati per il giudizio:

a) Coerenza con le prerogative indicate negli indirizzi di progetto;

b) Scelte Formali e funzionali di progetto;

c) Originalità della soluzione;

d) Particolare attenzione al sistema del verde, di irrigazione e Pv Pumping;

e) Rappresentazione dell’idea progettuale;

Di seguito la graduatoria dei primi tre classificati. 

PRIMO CLASSIFICATO 

Capogruppo: Arch. Francesco Napolitano

Membri del Gruppo: Arch. Fabio Satriano, Arch. Michelangelo Sabuzi Giuliani, Arch. Claudia Scipioni, Arch. Alessandro Barile

Studio LAD

“L’ Italian Green District è inteso come un elemento di un più ampio tessuto, come una stringa dell’analisi di un codice DNA, che, soltanto quando è aggregata con tante altre costituisce un sistema compiuto. Gli elementi che costituiscono il suo codice sono gli edifici, il verde, i parcheggi, i sistemi fotovoltaici e i percorsi.” 

SECONDO CLASSIFICATO 

Capogruppo: Arch. Antonio Amendola

Membri del Gruppo: Arch. Elvira Cerratti, Dott.ssa Giuseppina Stornelli

“L’Italian Green District in Marocco nasce dalla volontà di creare un organismo ibrido, dove industria e spazio pubblico si fondono in un unicum multifunzionale. Il concept si dissocia dalle impostazioni standard adottate comunemente per le aree produttive, abbracciando un nuovo modello secondo il quale la fabbrica, pur mantenendo degli spazi indipendenti per la corretta esecuzione delle attività industriali, è inserita in un più ampio sistema architettonico di compenetrazione con il verde, gli orti ed i viali ad uso collettivo.” 

TERZO CLASSIFICATO 

Capogruppo: Ing. Casimiro Forte

Membri del Gruppo:  Ing. Luca Cabizzosu
Collaboratrice:  Luisa Melis

“L’Italian Green District: L’OASI URBANA. La definizione di uno spazio di lavoro che permetta all’azienda e ai suoi fruitori di trarre il massimo beneficio dalle situazioni di contesto, un’oasi all’interno della quale creare un’ambiente ideale in cui produrre innovazione. Dall’oasi è partita anche l’idea architettonica.”

Kenergia s.r.l., promotore del presente Concorso di Idee per conto di Solar Breeder Morocco, ringrazia tutti i partecipanti che hanno sposato il principio di diffusione della cultura della sostenibilità e dell’efficienza energetica.

Kenergia lancia il Concorso di Idee Italian Green District

Comunicato Stampa
04/04/2016 

Concorso di Idee – Italian Green District in Morocco

Il Gruppo Kenergia ha lanciato oggi il bando di un Concorso di Idee per la progettazione dell “Italian Green District” (IGD) in Marocco, in vista della realizzazione del primo distretto industriale italiano nel quale le aziende italiane produrranno soluzioni per le energie rinnovabili, che sarà alimentato interamente da fonti di energia pulita.

L’IGD dovrà accogliere al proprio interno l’insieme delle imprese italiane che fanno parte del progetto Solar Breeder, gestito da Kenergia e dalla holding operativa di diritto marocchino costituita nel Luglio 2015 denominata “Solar Breeder Morocco s.a.r.l. (SBM). Il Concorso è rivolto ai giovani architetti ed ingegneri italiani che sappiano reinterpretare il concetto di distretto produttivo come una “cittadella dell’energia” con una forte caratterizzazione estetica e funzionale, capace di esportare in Marocco anche l’estro architettonico italiano.
Lo scopo principale che ha dato vita a questa nuova iniziativa è quello di mostrare ad un pubblico internazionale, quale quello che sarà presente in Marocco a partire dalla fine di Maggio e fino alla grande conferenza mondiale sul clima della fine di Novembre, le capacità innovative ed interpretative di giovani talenti italiani su un tema essenziale dell’energia, della sostenibilità e del lavoro. L’oggetto del concorso è l’ideazione di un insediamento che comprenda spazi chiusi per circa 6.400mq e un ampio spazio aperto di ulteriori circa 18.000 mq.
Negli edifici dovranno trovare la propria collocazione attività industriali (produzione di pannelli fotovoltaici, inverter ed altri componenti), attività di servizio d’ingegneria, di controllo, di monitoraggio e gestione degli impianti solari realizzati in Marocco ed in altri paesi africani. Negli spazi aperti: aree di sosta e ricarica di auto elettriche, aree adibite a verde ed alla produzione agricola sperimentale ed un bacino di riserva per l’acqua irrigua e per il raffrescamento degli ambienti.
Le idee progettuali dovranno essere presentate ad una giuria di tecnici specializzati guidata dal Presidente del Gruppo Kenergia Giovanni Simoni, entro il prossimo 4 Maggio 2016 e saranno giudicate nel periodo 5/9 Maggio. I tre progetti che risulteranno “vincitori” saranno presentati alla fiera “Photovoltaica” in programma a Casablanca dal 18 al 20 Maggio prossimo.
L’efficienza energetica e l’utilizzo del solare sono tra le priorità dello sviluppo economico del Marocco. Unite allo sviluppo del settore immobiliare e architettonico, costituiscono una grande opportunità per tutti i professionisti e le imprese italiane che vogliano operare nei paesi dove il tasso di crescita continua a ritmi elevati ed impensabili in paesi più maturi.

Come dichiarato dallo stesso presidente di Kenegia, Ing. Giovanni Simoni: “Partecipare al nostro Concorso significa lanciarsi verso il futuro, ovvero venire in contatto con una realtà in forte evoluzione in un Paese che dimostra un grande entusiasmo nel mostrare al mondo un’immagine nuova e moderna e che ha dichiarato una volontà di collaborazione con l’Italia in moltissimi settori, e che invece in Italia non è ancora abbastanza conosciuto”.

Per scaricare il Bando: www.solarbreedermorocco.com/concorso-di-idee-igd-2016/

Contatti:
www.kenergia.it
www.solarbreedermorocco.com
Twitter: @solarbreeder

Per ulteriori informazioni contattare la Dott.ssa Michela Santoro:
email: m.santoro@kenergia.com, Tel: +39 06 87131446

Kenergia:
Gruppo Kenergia fondato nel 2006 dall’Ing. Giovanni Simoni e come società di ingegneria specializzata nel settore del fotovoltaico. Inizialmente Kenergia si focalizza nella consulenza, progettazione e innovazione tecnologica, operando in qualità di owner engineer e di technical advisor per investitori e banche. Questo know-how ha permesso alla Società di sviluppare un sistema proprietario di controllo e monitoraggio degli impianti, avviando nel contempo attività di gestione e manutenzione. Oggi Kenergia continua ad essere un’eccellenza nel campo dell’ingegneria, della ricerca e dell’innovazione nel settore fotovoltaico.

Solar Breeder:
Solar Breeder Morocco S.a.r.l. è una nuova holding di diritto marocchino, il cui obiettivo è di sviluppare e gestire un distretto industriale “green” in Marocco. Il progetto prevede una collaborazione tra PMI italiane e marocchine nel settore del fotovoltaico e dell’efficienza energetica, e creerà € 20 milioni di investimento e 250 posti di lavoro entro il 2020.

Morocco and Italy for the transition to clean energy towards Africa

Rabat – 9 Marzo 2016 

Session: New RE technologies in Morocco and their adaptation for Africa

Technologies and markets

  • SBM LA FILIERA TECNOLOGICA DEL FOTOVOLTAICO
  • IL SETTORE DEL MERCATO ELETTRICO
  • LE NOSTRE PREVISIONI AL 2021
  • POSSIBILI SBOCCHI PER GLI ATTORI DEL MERCATO 
  • LE TECNOLOGIE ADATTATE AL MERCATO 
  • IL SISTEMA INTEGRATO SBM
  • UN NUOVO MODELLO DI INVESTIMENTO: Green Africa Energy Fund

Intervento di Giovanni Simoni
(CEO Kenergia –Industrial Solar Breeder Consortium)

RES4MED in collaboration with SIE
Sofitel Jardin des Roses Hotel, Rabat – Morocco
by invitation only

http://www.res4med.org/site/page?view=res4medDayMorocco2016&utm_content=buffer035cf&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

L’intervento. Fer, il crollo oil non è uno svantaggio

di Giovanni Simoni
pubblicato su Quotidiano Energia il 3 Dicembre 2015

A Parigi si parlerà molto di rinnovabili e, per contrasto, di petrolio. Non so se si arriverà a determinare una questione a mio avviso necessaria: quella di definire a livello planetario, il massimo livello di combustibili fossili che dovrebbe essere consumato nei prossimi venti anni per contenere l’effetto serra.
Il discorso, ovviamente, è molto complesso: qualsiasi limite di possibile utilizzo dei combustibili fossili per effetto dell’incombente crisi ambientale ridurrebbe in un sol colpo la validità dei bilanci di migliaia di imprese che, nel proprio stato patrimoniale, hanno inseriti i “valori” delle riserve non ancora utilizzate: di gas, di petrolio e di carbone.
Ma nell’ipotesi favorevole che si possa raggiungere un’intesa di questo genere, sorge immediatamente il vero “nodo politico” della questione: quali potranno essere i criteri di ripartizione? Chi avrà diritto ad una riserva da utilizzare che rientri nei limiti concordati a livello mondiale? Come si faranno i controlli? Non credo che si arriverà a tanto, ma questo è il tema.
Stiamo ritornando ad una situazione già vissuta, ma da un punto di vista totalmente diverso: anzi addirittura opposto.
Era quella del 1974 quando i grandi paesi produttori arabi chiusero improvvisamente i rubinetti dell’approvvigionamento verso i grandi consumatori occidentali: si doveva, allora, provvedere a ripartire le risorse disponibili extra Opec tra i paesi che risultavano deficitari di petrolio e di ridurre al minimo i danni per le rispettive economie. Nacque per iniziativa degli americani l’Agenzia Internazionale dell’Energia (I.E.A.) con il compito di verificare le risorse disponibili ed adottare piani di emergenza delle ripartizione di tali risorse. Gli accordi erano “impegnativi” , ma non ci fu mai un vero bisogno di darne seguito.
Oggi la posizione è totalmente ribaltata: il petrolio e gli altri combustibili fossili sono ampiamente disponibili, ma se venissero utilizzati senza limiti ambientali si arriverebbe al disastro ambientale. Ora come allora si pone un problema di ripartizione non delle risorse residue (un limite proprio e quantitativo), ma un limite “esterno” a tali risorse che, tuttavia non è stato ancora concordato e sul quale vi sono posizioni molto diverse.
E’ in questo quadro macro economico/ambientale che entrano in gioco le fonti rinnovabili. Culturalmente e politicamente, a livello mondiale le rinnovabili hanno fatto passi da gigante: chi poteva immaginare solo dieci anni fa, che si potesse cominciare a far entrare le rinnovabili nell’equazione del petrolio mondiale? Allora appariva una questione del tutto marginale e di scarso interesse per i grandi gruppi petroliferi: in questo brevissimo periodo (dieci anni sono un nulla relativamente ai consolidati interessi petroliferi) vi è stato un cambiamento radicale: problemi ambientali e sviluppo delle rinnovabili hanno mutato completamente ed “oggettivamente” il quadro esterno, il mercato energetico del prossimo futuro. Goldman Sachs ha recentemente calcolato che nel prossimo quinquennio (2015-2020) il contributo, in termini petroliferi, delle rinnovabili (in particolare solare e vento on shore), sarà corrispondente a 6,2 milioni di barili/giorno (mb/d) mentre quello dello shale oil americano (che ha trasformato gli Stati Uniti da paese importatore a paese esportatore) non arriverà che a 5,7 mb/d. Il fotovoltaico, in particolare, crescerà al ritmo del 36%/annuo.
Nell’ultimo anno molto si è dibattuto sull’effetto del calo del prezzo del petrolio sullo sviluppo ulteriore delle rinnovabili: è un dibattito interessante che va “adattato” alle diverse situazioni dei paesi. Un tema che richiama molta attenzione nei paesi arabi e molto discusso nell’ultima edizione del Word Future Energy Summit ad Abu Dhabi.
In particolare è interessante esaminare due casi estremi: il paese leader del petrolio mondiale, l’Arabia Saudita ed un paese come il Marocco che si trova senza proprie risorse fossili e senza tecnologie alternative sviluppate internamente.
Il recente calo dei prezzi petroliferi e la necessità di non perdere le proprie quote di mercato ha ridotto in maniera molto consistente le entrate petrolifere dell’Arabia Saudita senza, per il momento, aver rallentato il ritmo della spesa pubblica. Il risultato è stato il “consumo” delle proprie riserve valutarie per oltre 100 miliardi di dollari nell’ultimo anno: una parte notevole dei 640 miliardi di dollari di riserve valutarie rinchiuse nei forzieri arabi. Un trend che non potrà durare a lungo senza una profonda revisione delle spese pubbliche, ma che ha portato sempre di più a valutare un impegno di dimensioni colossali nel settore delle rinnovabili. Un piano che non è stato ancora ufficializzato, ma che inizierà  ponendosi l’obiettivo di rendere elettricamente autonoma da fonti fossili l’intera Mecca. Una tale iniziativa darà una spinta formidabile all’adozione di misure politiche favorevoli alle rinnovabili (ed in particolare al fotovoltaico) da parte di tutto l’Islam moderato specialmente in quei paesi dove le risorse petrolifere sono praticamente assenti. La posizione che terrà l’Arabia Saudita in questi giorni a Parigi dovrà essere osservata molto attentamente.
Quello che emerge relativamente alla riduzione dei prezzi petroliferi per un paese come l’Arabia Saudita nei riguardi delle rinnovabili è un atteggiamento di “spinta allo sviluppo” come conseguenza di un piano strategico di lungo periodo tendente a soddisfare i consumi interni con le rinnovabili e a mantenere le risorse petrolifere per l’esportazione. Attualmente pochi hanno rilevato il fatto che il Paese consuma internamente annualmente più di un terzo del petrolio estratto (10mb/d)!.
Tutt’altra situazione è quella del Marocco. Un Paese che non possiede riserve fossili e che supporta con contributi speciali l’utilizzo dei combustibili e dell’energia elettrica in favore dei consumatori. Una situazione che appesantisce il bilancio del Regno e la propria bilancia commerciale.
In questo Paese la riduzione dei prezzi petroliferi internazionali rappresenta un’ottima contingenza per operare su due fronti: la riduzione degli incentivi al consumo, con un progressivo e graduale (graduale per la contestuale riduzione del prezzo del petrolio) aumento delle tariffe, sia dei combustibili, sia dell’energia elettrica utilizzata dai consumatori, e la riduzione dei costi di importazione delle fonti fossili.
Le risorse “liberate” dalla morsa fossile potranno parzialmente essere destinate allo sviluppo locale delle rinnovabili: una politica effettivamente adottata dal Governo marocchino.
Anche in questo caso si vede che, in definitiva, una riduzione dei prezzi internazionali del petrolio si riflette, contrariamente a quanto generalmente pensato, in un vantaggio netto per le rinnovabili destinate a divenire le vere protagoniste dello sviluppo e della sostituzione delle fonti tradizionali in tutto il prossimo futuro.
Da notare che tutto questo non avviene per effetto delle questioni ambientali, ma per pura convenienza economica: da tempo i bassi costi della tecnologia e l’alta radiazione solare hanno portato in gran parte del mondo senza risorse fossili e ad alta insolazione a rendere il fotovoltaico (e non il solare termico a concentrazione il “famoso” CSP) più conveniente delle fonti tradizionali.
Ciò che si discute a Parigi è una questione essenziale per il futuro di tutti ma i motivi per i quali si può ora sperare di raggiungere un qualche accordo, risiedono proprio nel fatto che finalmente gli interessi ambientali coincidono con quelli dell’economia. Uno dei tanti esempi è proprio quello rappresentato dal settore fotovoltaico e del suo sviluppo massivo anche in Italia. Stiamo pagando e pagheremo ancora per una diecina d’anni gli incentivi attraverso le bollette, si poteva fare meglio, ma non dobbiamo più di tanto rammaricarci dei risultati raggiunti.
Infine la coincidenza drammatica dei fatti di Parigi e dei numerosi attentati, hanno fatto dire a più di un osservatore che il solare, radicato nel territorio, abbondantemente disponibile e con limitati gap tecnologici, è uno degli strumenti per ridurre gli scambi ed i profitti petroliferi divenendo così un fattore di pace di cui abbiamo tutti bisogno.

Solare italiano in Marocco: al via l’accordo

COMUNICATO STAMPA

Casablanca 27 Novembre 2015

Nella giornata di ieri, 26 Novembre, l’Ing. Giovanni Simoni in rappresentanza della Solar Breeder Morocco s.a.r.l. (SBM, di cui Kenergia srl detiene il 70%), ha firmato un importante accordo di collaborazione con il gruppo marocchino ZINAFRIK che fa capo al noto imprenditore di Casablanca Samir Filali.
L’accordo prevede:
1. L’insediamento della filiera fotovoltaica italiana “costruita” da Kenergia nella “città verde” denominata “Logintek Casablanca” in corso di costruzione a SETTAT a circa 50 km da Casablanca;
2. La realizzazione, da parte di SBM di impianti fotovoltaici su tutti gli edifici della “città” per un totale di circa 15 MW;
3. La progettazione e l’adozione di tutte le misure di efficientamento energetico su tutte le utenze che verranno insediate (sia industriali, sia commerciali, sia di servizio e residenziali);
4. Le successive realizzazioni di simili misure su tutti gli altri insediamenti che il gruppo ZINAFRIK ha in programma di realizzare in Marocco nei prossimi anni per un totale di circa 120 MW di impianti fotovoltaici;
5. La partecipazione del gruppo ZINAFRIK in SBM che sottoscriverà il prossimo aumento di capital per 3,5 milioni di euro;
6. L’acquisto da parte di SBM di circa 24.000 m2 sul quale ZINAFRIK costruirà gli edifici industriali per le attività produttive della filiera Solar Breeder sulle specifiche che la stessa SBM fornirà entro il prossimo mese;
7. L’acquisto, da parte di SBM nell’area di Logintek Casablanca, di oltre 1.000 m2 dove verrano installati gli uffici delle società della filiera per le attività di ingegneria, di monitoraggio, ecc;
8. La creazione della nuova Logintek Energy Service (L.E.S.) con la partecipazione congiunta di ZINAFRIK al 60% e SBM al 40%, cui sarà affidato il compito di acquistare gli impianti fotovoltaici degli insediamenti Logintek (a cominciare da quello di Settat) e di vendere l’energia elettrica a tutti i “consumatori-clienti” dell’area (110 ha).

“Con questo accordo – ha dichiarato l’ing Simoni, CEO del gruppo Kenergia – diamo il via operativo all’insediamento della tecnologia fotovoltaica italiana in Marocco con un partner di prima grandezza che ha creduto nel progetto, lo ha sposato e ne condivide l’entusiasmo ed i rischi. Se aggiungiamo la precedente intesa con la SIE, SBM è riuscita, come nessun altro, a riunire il pubblico ed il privato del Paese, in un grande progetto strategico di lungo periodo”.

Il Signor Filali ha aggiunto: “ Il gruppo ZINAFRIK ha firmato una convenzione sul partenariato strategico a lungo termine con SBM composta di imprese italiane qualificate nel settore dell’energia elettrica per contribuire insieme a raggiungere l’obiettivo del Paese di raggiungere entro il 2020 una capacità installata del 42 % in energie rinnovabili, di cui il 14 % di fotovoltaico”.

L’Italia rafforza la cooperazione con il Marocco nell’ambito delle Energie Rinnovabili

Comunicato Stampa

Rabat, 16 settembre 2015 – si rafforza la cooperazione Italia – Marocco nell’ambito delle energie rinnovabili, attraverso il progetto Solar Breeder.

In occasione della visita del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi in Marocco e facendo seguito al Memorandum of Understanding firmato tra Kenergia Srl e la SIE (Societé d’Investissment Energetique – la società di Stato che è preposta a promuovere gli investimenti nel settore dell’energia e può partecipare al capitale delle nuove iniziative industriali del settore), si è proceduto alla firma di un accordo impegnativo tra la stessa SIE, Kenergia e la neo costituita Holding Operativa di diritto marocchino “Solar Breeder Morocco Sarl” (SBM).

Come già previsto nella precedente intesa la prima fase degli investimenti previsti dal programma SBM ammonta a circa 20 milioni di euro che, per il 35% saranno coperti dalla stessa SIE. In attesa dell’ingresso della SIE e di altri investitori internazionali, SBM è ancora 100% proprietà di imprese italiane.

Il progetto SBM si inserisce così, concretamente, in un quadro di cooperazione economica ed industriale tra i due paesi come auspicato dai due Ministri (assieme alla Guidi era presente la controparte marocchina, il Ministro dell’Industria, Commercio e Nuove Tecnologie, Moulay Hafid Elalamy) nel corso del seminario promosso dall’Ambasciata Italiana a Rabat e dal Conseil du Development et Solidaritè (CDS-il più prestigioso think-thank marocchino in materia economica).

A nome di tutti i soci ed i partner di SBM, l’ing. Giovanni Simoni, promotore dell’iniziativa, ha dichiarato piena soddisfazione per il riconoscimento del lavoro svolto, che rappresenta un nuovo modello di cooperazione tra le PMI dei due paesi.

*Solar Breeder Morocco S.a.r.l. è una nuova holding di diritto marocchino, il cui obiettivo è di sviluppare e gestire un distretto industriale “green” in Marocco. Il progetto prevede una collaborazione tra PMI italiane e marocchine nel settore del fotovoltaico e dell’efficienza energetica, e creerà € 20 milioni di investimento e 250 posti di lavoro entro il 2020.

** Société d’Investissment Energétique – è una società del Ministero dell’Energia del Marocco, che ha l’obiettivo di promuovere gli investimenti nel settore energetico del Paese. SIE ha la responsabilità dello sviluppo del settore della media tensione, principalmente nei riguardi del fotovoltaico, l’efficienza energetica e l’illuminazione pubblica.

Un nuovo approccio dell’Italia ai mercati esteri

di Giovanni Simoni

Con la rapida crescita dei mercati internazionali delle rinnovabili e con le future prospettive di mercati esteri dell’energia sempre più fortemente interessati al settore, dobbiamo chiederci che ruolo potranno avere le imprese italiane, in particolare le PMI autrici dello sviluppo nazionale degli anni passati.

Lo scenario internazionale sta progressivamente prendendo, in modo definitivo, coscienza della necessità di agire presto per ridurre gli effetti negativi dei cambiamenti climatici in corso. Anche Stati Uniti e Cina hanno avviato un processo “politico” che non potrà non condurre ad una maggiore restrizione degli impieghi fossili. Ciò si tradurrà necessariamente in un’ulteriore spinta all’impiego delle rinnovabili.

Le grandi agenzie e banche internazionali sono tutte attive nel settore. I loro uffici studi (Bloomberg, Goldman Sachs, HSBC, ecc…) sono ormai concordi nel prevedere che nei prossimi 25 anni saranno circa 8.000 miliardi di dollari gli investimenti che saranno indirizzati alle Fer (soprattutto solare ed eolico).

La grandissima parte di questi investimenti è prevista nei Paesi emergenti sia grandi, sia piccoli.

E il nostro Paese che farà? Come “agganciare” il nostro sistema economico pubblico e privato alla rivoluzione energetica in atto (chiamiamola proprio così) a livello internazionale? Valorizzare il know-how e le tecnologie italiane nel settore può avere importanti effetti (oggi difficilmente valutabili) sull’aumento del Pil nazionale e costituire uno dei settori di sviluppo della nostra economia e delle nostre relazioni internazionali in un settore strategico come quello dell’energia.

E’ vero che abbiamo alcuni “campioni” nazionali che stanno da anni acquisendo importanti commesse in questi mercati (Enel Green Power, Terna, ad esempio), ma ho l’impressione che questo sia del tutto insufficiente per poter “giocare” alla pari con la forte concorrenza europea (in particolare tedesca, spagnola e francese) come “Sistema Paese”. Sono anche convinto che l’Italia abbia invece la possibilità, le capacità e le risorse per partecipare attivamente allo sviluppo in atto a livello internazionale. Ma il “nucleo” delle capacità operative, di progettazione, controllo e gestione dei nuovi impianti energetici risiede in migliaia di piccole e medie imprese che, nella gran parte dei casi, non hanno la forza economica per avventurarsi nei mercati a loro prevalentemente sconosciuti.

Da molte parti si è sostenuto che l’Italia non possiede tecnologie “solari”: un’affermazione errata e “sconfortante”. Si può anche dire che non produciamo celle fotovoltaiche. Esistono, invece, buoni fabbricanti di moduli anche se con capacità produttive molto inferiori alle dimensioni dei grandi player internazionali, ma con ottima qualità del prodotto e in grado anche di diversificare modelli, dimensioni, colori, ecc. Per tutti gli altri componenti fondamentali di?un impianto FV, l’Italia dispone di un sistema produttivo di prim’ordine.

Quello che qui interessa è tutto il “lavoro” sottostante di chi ha realizzato in pochi anni una capacità di generazione elettrica di nuove rinnovabili (sole e vento) che si è così aggiunta all’esistente capacità idroelettrica e geotermica. E’ questo lavoro e capacità di fare e di conoscenze acquisite che può essere (e deve) essere uno dei punti di forza di un’azione combinata di penetrazione nel ricco mercato Fer internazionale.

Ma quello che si è trascurato, anche semplicemente a livello del “Progetto Paese”, è l’esperienza acquisita dalla parte pubblica del settore. Ciò che è avvenuto in Italia, con tutti gli errori e le critiche che si possono fare, ha però avuto un sistema di regole e di controlli realizzato in pochissimo tempo che ha “tenuto” anche nei momenti di massima pressione degli operatori.

Il fatto che nel giro di dieci anni (ed in particolare negli ultimi cinque) sia stato possibile immettere nella rete elettrica non meno di 15 GW di “rinnovabile non programmabile” (FERnp) senza alcun incidente, né interruzione di fornitura agli utenti finali, dimostra una capacità di reazione al nuovo che, a mio avviso, deve, ora, essere di supporto all’azione di sviluppo dei mercati da parte del nostro sistema di imprese specializzate.

Dov’è il “valore” che ha potuto realizzare tutto questo? Come si fa a far in modo che tale “valore”, certamente riconosciuto all’estero almeno a livello di immagine, diventi valore reale per il futuro di tante imprese italiane?

Oltre le aziende, non si è sufficientemente valutato il grande lavoro svolto a livello normativo, esecutivo e di controllo da parte di alcune società pubbliche nazionali. Mi riferisco in particolare al Gse che ha certamente accumulato e raccoglie attorno a sé, nel gruppo di società che controlla, una parte fondamentale del know-how che molti Governi di Paesi emergenti con “politiche di sviluppo delle rinnovabili”, ci invidiano e ci richiedono.

Un know-how accumulato attraverso investimenti di tutti gli utenti che pagano le bollette elettriche e che, di conseguenza, appartiene a tutti.

E’ vero che sulla scena internazionale il Gse ha, fino ad oggi svolto un ruolo di supporto ai ministeri (Mise e ministero Ambiente) per garantire contenuti tecnici su una numerosa serie di questioni a livello di Commissione Ue, di commissioni Onu, di conferenze sul clima, nel quadro dell’organizzazione Irena, ecc…. Ma è anche vero che quando si è mosso a fianco di imprese, lo ha fatto come una naturale conseguenza del proprio operare in patria, ma senza mandato reale, ai limiti del proprio statuto e con la debolezza e precarietà del quadro istituzionale di riferimento.

Si è però potuto dimostrare che una componente pubblica di tal peso ha, potenzialmente, un forte effetto “sistema” per tutti gli attori coinvolti: occorre tuttavia essere chiari sul ruolo e sui possibili compiti che possono essere affidati al Gse. E questo va necessariamente ricercato nel “valore patrimonializzato” da tutto il lavoro svolto dalla società in questi anni.

I Paesi nei quali si stanno sviluppando i nuovi mercati energetici hanno l’assoluta necessità di affrontare, ciascuno nelle proprie condizioni, il grande tema delle regole generali e dei regolamenti tecnici da adottare per garantire accesso alle reti, controlli continui della qualità degli impianti diffusi, soggetti abilitati ad operare, ecc… Tutte le nuove regole di mercati che, fino ad oggi, in quasi tutti i Paesi sono stati e sono fortemente regolamentati. L’avvento delle rinnovabili diffuse e non regolabili, porta con sé, come ben sappiamo, la necessità di innovare anche sul fronte delle leggi e dei regolamenti.

Questo è il settore nel quale il Gse può portare un importante contributo, spesso come nel caso marocchino espressamente richiesto, agli investimenti italiani in quei mercati. Si pensi, solo per fare un esempio, all’iniziativa sul controllo della produzione e della previsione dell’energia elettrica immessa in rete. Si può dire, prelevando il termine da altri importanti settori, che il Gse andrebbe considerato un “giacimento di cultura rinnovabile” da valorizzare nel quadro di accordi bilaterali nel settore energetico, a tutto vantaggio delle relazioni internazionali del nostro Paese, e dell’economie delle nostre imprese all’estero.

Va anche ricordato che il Gse controlla un’importante struttura di ricerca energetica del Paese: l’Rse che detiene conoscenze in settori di grande e attuale interesse tecnologico ed economico che andrebbero anch’esse meglio valorizzate.

E’ quindi l’intero Gse che con nuove modalità (sarà necessario in definitiva una variazione di Statuto) deve diventare non solo “attuatore nazionale”, ma aprirsi, con il sostegno convinto del nostro esecutivo, alla collaborazione diretta con altri enti e Governi a livello internazionale.

Pubblicato su Quotidiano Energia il 3/09/2015

Il Sole italiano può farcela. All’estero

di Giovanni Simoni

Pubblicato nel numero di giugno/luglio della rivista QualEnergia

Solar Breeder, un’iniziativa per consentire l’accesso alle imprese italiane, nei mercati internazionali delle rinnovabili

Si legge spesso di come le fonti rinnovabili siano diventate o stiano diventando un’opzione concreta per molti Paesi che all’alta insolazione aggiungono la scarsità di fonti energetiche tradizionali. Nella grandissima parte dei Paesi emergenti, quelli nei quali le rispettive economie hanno iniziato a “muoversi”, questa opzione sta diventando “scelta politica”.

Una vera e propria rivoluzione a livello mondiale nella quale molti grandi gruppi industriali e una parte delle più grandi utilities elettriche stanno rivolgendo importanti investimenti. Per fare un semplice esempio di quanto stia avvenendo a livello internazionale basta riportare due dati elaborati dalle previsioni dell’EPIA (European Photovoltaic Industry Association) sullo sviluppo mondiale del fotovoltaico. Secondo l’EPIA, da oggi al 2018 l’incremento di potenza elettrica fotovoltaica installata a livello mondiale sarà compresa tra i 60 e i 70 GW/anno. Al confronto in Italia siamo nell’ordine di 0,4 GW/ anno.

Lo sviluppo che per alcuni anni è stato prevalentemente europeo si è completamente spostato verso il resto del mondo. Di fatto l’Italia è praticamente “sparita” dalle statistiche del “nuovo installato”. In molti Paesi la quota di domanda aggiuntiva di energia elettrica è coperta per quasi il 100% da energia rinnovabile. D’altra parte questo fatto non ci deve stupire (se non per il fatto che nessuno ci avrebbe creduto neppure tre/quattro anni fa): la gran parte dei Paesi, con economie in crescita e con larga parte della popolazione ancora lontana da un certo livello di benessere, deve sussidiare con fondi statali le produzioni tradizionali di tipo termoelettrico, così come tutti i carburanti necessari per la movimentazione di persone e cose. Scoprire che, finalmente, con risorse non importate (sole e vento in particolare) si può affrontare e risolvere, a medio lungo termine, il problema, è stato, per molti politici locali, una vera e propria “fortuna”: un regalo inaspettato dello sviluppo tecnologico fatto da altri.

La combinazione favorevole di grande disponibilità della fonte primaria e costi della tecnologia ridotti per effetto degli incentivi pagati dai cittadini dei Paesi più ricchi, rende possibile avviare tutte le politiche di riduzione degli incentivi ai fossili senza “trasferirli” sulle rinnovabili, ma semplicemente cancellandoli.

Il vantaggio è duplice: miglioramento del bilancio degli Stati e riduzione delle importazioni di fossili. Un duplice risultato che, per essere pieno, deve evitare per quanto possibili un corrispondente incremento delle “importazioni tecnologiche”. In altri termini si devono attuare politiche di settore che rendano possibile gli investimenti nelle produzioni locali di tecnologia: un processo complesso che può essere trattato solo attraverso la ricerca di collaborazioni industriali con i Paesi maggiormente sviluppati che posseggono know-how e tecnologie produttive. Emerge “prepotente” l’esigenza per le imprese italiane di tentare di partecipare a questa enorme opportunità per salvaguardare il know-how acquisito negli anni del boom del fotovoltaico italiano.

Se “veniamo a noi” è opportuno soffermarci per un momento sulla situazione industriale italiana nel settore. È lecito affermare che in Italia non esiste l’industria del silicio: non purifichiamo il silicio, non produciamo lingotti di silicio puro adatto al fotovoltaico. Si può anche affermare che non produciamo celle fotovoltaiche. Esistono, invece, buoni produttori di moduli anche se con capacità produttive molto inferiori alle dimensioni dei grandi produttori internazionali, ma con ottima qualità del prodotto e capacità anche di diversificare modelli, dimensioni, colori, ecc. In sostanza, buoni prodotti e grande capacità di adattamento e di diversificazione produttiva. Per tutti gli altri componenti fondamentali di un impianto fotovoltaico, l’Italia dispone di un sistema produttivo di prim’ordine. Inverter, trasformatori, dispositivi elettronici, contatori bidirezionali (dove siamo peraltro leader mondiali) prodotti, tuttavia, da imprese di media e piccola dimensione con buona capacità di “vendere” all’estero, ma scarsa propensione a “produrre” all’estero. Quest’ultima affermazione è, in realtà, la conseguenza della dimensione medio piccola dell’impresa nazionale del settore. Una dimensione economica e finanziaria che rende notevolmente rischioso affrontare le insidie e le difficoltà di un investimento produttivo diretto in uno o più dei Paesi nei quali il mercato fotovoltaico, e delle rinnovabili in generale, sta crescendo a ritmi elevati.

Crisi interna

Dobbiamo anche aggiungere che i nostri “campioni nazionali” si sono recentemente trovati di fronte a un crollo vero e proprio del mercato interno (a tutti è noto il passaggio dai 9.000 MW del 2011 ai 400 MW del 2014: praticamente una riduzione del 95% del mercato).

La conseguenza sul sistema industriale è facilmente immaginabile: in molti hanno chiuso o stanno chiudendo i battenti (lo vediamo dalle persone con buona esperienza nel settore che cercano lavoro), altri – che per loro fortuna facevano anche altro – hanno chiuso la divisione dedicata e sopravvivono con un business più tradizionale, ma ci sono anche quelli che, avendo adottato politiche prudenti di crescita e di contenimento dei costi negli anni del boom, si stanno consolidando sia dal punto di vista della dimensione del proprio business, sia dal punto di vista tecnologico. Sono gli appartenenti a questo gruppo che possono pensare di affrontare con nuovi sistemi la complessità dei mercati esteri emergenti. Tra questi ultimi sono prevalenti le aziende di medie o piccole dimensioni: il vero problema nell’affrontare i mercati esteri è la “soglia” d’intervento iniziale (gli investimenti di insediamento, la scelta dei partner locali sempre necessari, l’introduzione presso le Autorità locali e nazionali, le analisi del mercato specifico, la complessità e i costi della partecipazione alle gare internazionali, ecc.) che, molto spesso, rappresenta un ostacolo insuperabile per le imprese del settore.

Ovviamente il rischio di produrre all’estero è di gran lunga superiore a quello di tentare di vendere i propri prodotti esportando dall’Italia. Ma forse, tenendo conto della concorrenza internazionale, è l’unica strada che può essere percorsa con successo. Ovviamente a certe condizioni e con certe cautele a salvaguardia. Nel caso del Marocco, che abbiamo affrontato come primo esempio di un progetto di filiera, già nelle prime gare è indicata l’esigenza di installare una produzione locale come condizione per la partecipazione. Questa inizia a essere una condizione che si sta ripetendo anche in altri Paesi. In altri termini l’accesso nei nuovi mercati richiederà sempre di più l’esportazione del know-how e di attività produttive locali.

Il Solar Breeder (SB) nasce per rispondere alla necessità di molte PMI italiane del settore, quelle che hanno resistito al crollo del mercato interno, di aprirsi ai mercati internazionali minimizzando, per quanto possibile, i costi e i rischi dell’avviamento. L’idea base è quella di mettere insieme l’intera “catena del valore” (dalla produzione di moduli, agli inverter, ai diversi componenti elettrici ed elettronici degli impianti, al know-how degli allacci in alta tensione, alla progettazione, all’ingegneria dei sistemi, alle capacità di due diligence, al monitoraggio e alle attività di O&M, fino alla formazione specialistica di settore) dell’industria fotovoltaica italiana attraverso la scelta di imprese in grado di “lavorare insieme” in uno stesso distretto industriale.

Tutte le attività di filiera, sia produttive, sia di servizio, vengono sviluppate da una decina di Aziende Partner tutte collocate nella medesima area industriale. In tal modo condividono molti dei costi generali esterni al core business di ciascuna e, in parte, anche i costi di comunicazione, promozione, amministrazione e vendita.

Nella stessa area industriale è prevista l’installazione di un impianto fotovoltaico della potenza di circa 8 MW dotato di accumulo elettrochimico in grado di garantire una regolazione delle forniture elettriche sia alle imprese interne al distretto, sia a selezionati utenti esterni. L’impianto verrà realizzato, in una prima fase con prodotti delle Aziende Partner importati dall’Italia, in una seconda fase dalle produzioni locali. Da qui il concetto di “Breeder”.

L’impianto alimenterà inoltre un sistema d’irrigazione a goccia destinato a produzioni agricole collocate a fianco dell’area industriale, attraverso il pompaggio dell’acqua dalla falda acquifera presente a circa 150 metri di profondità. L’investimento totale dell’attuale dimensione del SB ammonta a circa 20 milioni di euro. Molto al di sopra della soglia prevista dal Governo marocchino per la concessione di una serie di incentivazioni fiscali e doganali che contribuiscono ulteriormente alla competitività dell’intero sistema di imprese. Il progetto Solar Breeder, dopo una preparazione di oltre nove mesi, si è “consolidato” con la costituzione di una holding operativa, la Solar Breeder Morocco S.a.r.l. di diritto marocchino della quale farà parte la S.I.E. (Societè d’Investissment Energetique), società del Ministero dell’Energia marocchino, che ha l’incarico di investire nelle attività industriali del settore “rinnovabile” e che investirà nel progetto il 35% circa del totale.

Scelta a Sud

Perché il Marocco? Su questa scelta si è già detto quasi tutto. Il Paese più stabile della sponda sud del Mediterraneo, il Paese che importa la quasi totalità delle risorse energetiche, il Paese che ha recentemente adottato una convinta politica di sviluppo delle fonti rinnovabili e, soprattutto, un Paese nel quale il fotovoltaico non ha bisogno di incentivi alla produzione di energia elettrica.

Questa condizione, che a prima vista sembrerebbe una condizione negativa, a ben guardare non lo è. Il significato profondo è che il fotovoltaico è già competitivo con qualsiasi altra fonte di energia fossile o rinnovabile. Questa è la “fortuna” cui ho accennato prima. Forse la parola fortuna è sbagliata, ma in Marocco è del tutto chiaro, anche a livello del Governo, che l’uscita progressiva dalle fonti fossili importate è possibile a iniziare dalla produzione di energia elettrica.

Si può aggiungere che, anche se i mercati energetici sono sempre pesantemente influenzati da decisioni politiche, il fatto di poter lavorare in assenza di interventi di sostegno diretto (come nel caso italiano), permette di programmare il proprio futuro solo sulle previsioni di un mercato il meno possibile “drogato” da elementi “transitori” e poco controllabili. Da questo punto di vista il Marocco è un Paese esemplare. L’ente elettrico nazionale (ONEE) prevede che le bollette elettriche da fonti fossili, per le diverse tipologie di consumatori, aumentino con la progressiva riduzione del sostegno pubblico (Tab. 1) In tale situazione l’impianto previsto nell’area del Solar Breeder potrà fornire energia elettrica a un prezzo inferiore del 20% rispetto ai prezzi del mercato, con una buona redditività dell’investimento (Fig. 1).

In definitiva il Solar Breeder ha l’ambizione di presentarsi come un modello di collaborazione industriale tra aziende e istituzioni di Paesi diversi a vantaggio delle reciproche economie e delle rispettive imprese. È un’iniziativa che “guarda lontano”, ben diversa da interventi puramente speculativi, che si radica su altri territori. È un’iniziativa “aperta” che può continuare ad accogliere altre imprese per esempio del settore eolico e della gestione energetica dei rifiuti.

In conclusione, un modello che potrà essere replicato dopo la prossima costituzione di una Holding internazionale: il Solar Breeder International SpA.

L’Italia alla conquista del fotovoltaico africano

di Piergiorgio Liberati

Pubblichiamo un articolo sul progetto Solar Breeder Morocco, uscito sulla rivista Elementi n.35 (agosto-novembre 2015)

Creare un distretto industriale alimentato solo con energia fotovoltaica, progettato e coordinato da un pool di aziende italiane. Ed ancora, avviare un laboratorio per favorire la transizione dell’Africa verso un modello energetico basato sulla sostenibilità ambientale, sul mercato e sulla competizione tra tecnologie e imprese.

Tutto questo è Solar Breeder, progetto che ha per teatro il deserto del Marocco, voluto dalla società Kenergia di Giovani Simoni e sostenuto per quanto riguarda la parte istituzionale dal GSE, attraverso l’iniziativa Corrente. Al programma, infatti, partecipa anche RSE, società del gruppo GSE che si occupa di ricerca di sistema, la quale offrirà il suo supporto insieme agli altri partner dell’iniziativa tra cui Brandoni solare, Friem, Moroni&Partner, Saet e Raptech.

Tutti saranno guidati da Giovani Simoni (ex Presidente di AssoSolare confluita poi in AssoRinnovabili) che ha saputo trasformare l’iniziativa in una vera e propria alleanza societaria con la marocchina Société d’Investtissments Energétiques (Sie) che si occuperà di promuovere investimenti per oltre 22 milioni di euro. Tra gli obiettivi di Solar Breeder c’è quello di realizzare moduli fotovoltaici ad alta efficienza per almeno 50 Megawatt, considerando che nei piani del governo di Rabat c’è l’installazione di 2.000 Megawatt fotovoltaici entro il 2019.

Del resto le premesse ci sono tutte. Non solo per l’elevata percentuale di insolazione del Marocco, ma anche per la costante crescita della domanda elettrica che sta aumentando del 6% l’anno (58% negli ultimi 8 anni) spinta dallo sviluppo demografico e soio-economico del Paese.

Attualmente quasi il 70% del mix energetico i Rabat è sbilanciato sul petrolio con un considerevole apporto di carbone (16%). L’obiettivo del progetto Solar Breeder è di ridurre – con il fotovoltaico – il primato delle fonti fossili, in linea con quanto stabilito dal governo marocchino nel 2010, avviando un massiccio piano di sviluppo delle rinnovabili. Un’occasione ghiotta, se pensiamo che oggi il Maroco importa quasi il 90% del proprio fabbisogno energetico.

Ed è qui che Simoni, con la sua Kenergia ha deciso di inserirsi, per poter cogliere tutte le potenzialità di sviluppo del Paese africano. Ad oggi l’Agenzia marocchina per l’energia solare, MASEN, sta predisponendo varie gare internazionali per attrarre investimenti, per un totale di 1.500 MW messi a bando, dei quali 270 da realizzarsi entro il 2016. E proprio per questi impianti l’Agenzia di Rabat aveva imposto il 6 aprile 2015 il termine ultimo per la pre-qualifica alla gara: ebbene, Kenergia è riuscita a far superare la pre-qualifica alla Solar Breeder Morocco (SBM), holding operativa del progetto voluto da Giovanni Simoni. Un primo passo che dovrà condurre, nelle stime prudenziali fate da Kenergia, la Solar Breeder a coprire l’8% del mercato marocchino del fotovoltaico.

Simoni: “Investimento di 20 milioni in tre anni”

Intervista a Giovanni Simoni

di Fabrizio Tomada

 

E: Com’è nata l’idea del Solar Breeder?

GS: È stata una reazione spontanea dopo aver vissuto le varie fasi dello sviluppo del fotovoltaico in Italia, che ha portato prima al record mondiale di installazioni annuali e poi al rapido crollo del mercato interno e ad enormi difficoltà per tante imprese del settore. Abbiamo, quindi, unito due necessità: far fruttare la grande esperienza italiana cercando nuovi mercati e sfatare al contempo la credenza che il fotovoltaico italiano “non esisteva”.

E: E in cosa consiste il progetto?

GS: Con il Solar Breeder vogliamo creare un distretto industriale “aperto” in un Paese estero. Sono presenti tutte le fasi della creazione del valore della filiera del fotovoltaico, per la progettazione e la realizzazione chiavi in mano di impianti fotovoltaici di qualunque dimensione. Abbiamo selezionato imprese italiane per produrre stabilmente in Marocco. Operando nella stessa area e usufruendo di numerosi servizi comuni, i costi sono ridotti al minimo. Ciò da un lato permette l’ingresso in mercati esteri anche alle piccole imprese; dall’altro valorizza la componente di “lavoro locale”, che sarà determinante per le gare internazionali.

E: Perché proprio in Marocco?

GS: In Marocco troviamo le condizioni adatte per un investimento di lungo termine. Ecco la prima che – a prima vista – sembra negativa: non ci sono incentivi alla produzione di kWh. Il mercato generato dalle prossime gare pubbliche e quello privato si fondano su “condizioni reali”, effetto di una serie di fattori: radiazione solare, temperature non eccessive e costi contenuti delle tecnologie. Il Marocco, poi, è un Paese in forte crescita (il PIL al 5% nel 2015) e la domanda di energia elettrica aumenta del 7%.

E: Qual è l’ammontare complessivo degli investimenti che il Solar Breeder ha iniziato a fare?

GS: Siamo nell’ordine dei 20 milioni di euro in circa tre anni, comprendenti le attività produttive, gli edifici, l’impianto fotovoltaico, il sistema di accumulo e tutti i servizi. Il distretto sorgerà su un terreno di 20 ettari. Abbiamo scelto un’area poco nota: la città di Ben Guerir, dove si trovano un Politecnico e il centro di Ricerche Solari IRESEN. Grazie al sostegno di OCP, la maggior azienda del Paese, sta sorgendo una Green City: Ben Guerir sta divenendo un esempio di sostenibilità non solo per il Marocco, ma per l’intera Africa.